Acqua e bambino

Cosa fare quando un bambino non vuole recarsi all’attività pomeridiana ?


Crediamo che sia certamente utile ascoltarli e capire quali sono le ragioni del rifiuto. A volte i bambini implicitamente, ci stanno dicendo che vogliono semplicemente trascorrere il pomeriggio con la mamma, o con l’amico del cuore al parco. Altre volte, i bambini ci restituiscono la fatica dei molti impegni, e dopo un’intera giornata trascorsa al nido o a scuola, desiderano stare a casa e giocare. Altre volte invece, è necessario evidenziare l’importanza degli impegni presi, recandosi con il proprio bambino al corso scelto, valorizzandolo e magari facendogli delle foto o video da rivedere la sera insieme al papà.


E se un bambino non vuole entrare in acqua?

Crediamo sia fondamentale rispettare i tempi di ciascuno, senza forzature che rischierebbero di inibire una positiva relazione con l’acqua.
Ricordiamoci che la paura dell’acqua è una paura sana che i bambini hanno, e rientra in quelle “paure ancestrali” necessarie per la sopravvivenza della specie. I bambini più cauti vanno quindi ascoltati e accompagnati con gradualità alla conoscenza dell’elemento acqua.
In Clorofilla all’inizio chiediamo ai bambini più timorosi di cambiarsi comunque insieme agli amici e indossare il costume. Spesso assumono il ruolo dell’ “assistente” dell’istruttore e lo aiutano a fare le foto in modo da coinvolgerlo nell’attività e renderlo protagonista.
A poco a poco, gli si chiede di sedersi sul bordo della vasca, per immergere i piedi e iniziare a giocare con gli schizzi e con le gocce d’acqua con cui naturalmente si bagna.
In questo modo i bambini acquisiscono fiducia nell’elemento e avviano una sana relazione con l’acqua.


Utilizzate il gioco e materiali particolari?


I bambini sono dei veri e propri narratori, in ogni contesto, compreso quello acquatico, amano raccontare e poi abitare avventure e storie immaginarie.
L’importante è offrire loro materiali diversi che, ogni volta, si trasformano diventando oggetti diversi. Le sfere trasparenti diventano angurie giganti da conquistare o tentare di affondare!

In acqua i bambini inventano sempre storie, narrazioni, accadimenti.
Un esempio? Il nostro tappeto galleggiante diventa di volta in volta una barca , un veliero, ☠️una casa entro cui rifugiarsi , da cui tuffarsi, su cui salire, con l’aiuto di un amico.


Perchè fare un corso di acquaticità neonatale?

Perché fare un corso di acquaticità o di nuoto? Per i bambini stare nell’acqua, non significa unicamente imparare a nuotare e acquisire competenze motorie generali importanti per lo sviluppo fisiologico.
Quando sono immersi nell’acqua i bambini si trovano in una situazione di altissima attivazione sensoriale, in cui acquisiscono fiducia nel proprio corpo, accrescono la propria autostima e capacità di adattamento a contesti differenti, imparano a rispettare i propri limiti e, con il sostegno degli amici e dell’istruttore, anche a superarli 


Come i bambini imparano a nuotare?

In maniera molto simile a quella in cui imparano a camminare o a parlare! Per questo è fondamentale riportare l’attenzione sulla centralità del corpo e della relazione del bambino in acqua, spostando l’ottica da un insegnamento più tradizionale, ad uno più centrato sull’esperienza e sulla centralità dell’individuo. Nella Piscina Clorofilla crediamo che per imparare a nuotare, sia necessario creare un ambiente in cui i bambini si sentano sereni di esplorare l’elemento, nella relazione con il proprio genitore o con gli amici. Per questo abbiamo progettato uno spazio intimo, con una vasca dalle dimensioni contenute e una temperatura dell’acqua adeguata ai piccoli (32°gradi), con molta luce naturale che filtra dalle grandi vetrate.


Se il bambino ha paura di mettere la testa sott’acqua?

Talvolta i bambini hanno paura di mettere la testa sott’acqua, di tuffarsi o anche solo di entrare in vasca.
Cosa vi suggeriamo noi di Clorofilla? Prima di tutto il rispetto dei tempi di ciascuno è fondamentale per evitare inutili forzature, spesso controproducenti.
In secondo luogo, come spesso accade, è sufficiente cambiare la modalità con cui ci rivolgiamo al bambino per far sì che la nostra proposta venga accolta invece che rifiutata: ad esempio, è più utile chiedere ad un bambino di prendere un oggetto sul fondo della piscina, piuttosto che chiedergli direttamente di immergere la testa.